domenica 13 maggio 2012



Lasciami ancora credere nel tempo
già trascorso a perdermi
gridando perché solo un suono
sconvolga il tuo equilibrio incredibile.

Non sono mai riuscita
a vedere in altri occhi le falene del nord
e le vorrei tenere
ancora
le vorrei cullare
tra la pelle e il vuoto

Come le lacrime dolci dei sogni
facevano brillare i miei sospiri dolenti
adombrandoli di profumi sconosciuti
li lasciavano, muti, innocui esplodere
nella notte polare dalle mille stelle

Solo allora potevo chiudere gli occhi
e anche morire tra le stelle dell’artico
contando i limpidi astri lontani
di cui sentivamo il profumo
(quasi effluvi di ombre
che fanno vibrare una voce
non più reale ma viva)

Dispersi in capelli disciolti
mescolati, scoprivamo i volti raggianti
di una malinconia taciuta
di tempo che passa
di nubi ormai lontane e lucenti
ancora presenti in ricordi
mai esistiti che pulsano
battono e fremono in cima alle dita
che corrono e trovano in fondo
nient’altro che una debole gola
che modula un antico canto.

Tormento e dolcezza convivono
note ambrate di quelle falene
che nei tuoi occhi rifulgono
cercando l’abbraccio dell’aria.



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