lunedì 14 maggio 2012


Non mi è rimasta
che questa manciata di schegge
rubate alle nubi lontane.
Non hanno colore
le mie mani rattrappite
per il troppo struggersi.
Non avevano nulla da stringere
niente da trattenere
ancora.

Non vedi?
ormai trasparenti e nude
si accasciano al ventre
-pallido e immobile marmo-
come falene esanimi
tremando lievemente
nel silenzio dell’abbandono.

Non hanno abbastanza vita
per sanguinare
e i frammenti scivolano
attraverso la carne
le parole invisibili piovono
come neve dai fiocchi brucianti.

Non senti il grido
che sale
dalle dita di gelo
e la saliva ottanio, livida
che secca in gola?

Non mi è rimasta
che questa poltiglia di ghiaccio
tra i polmoni e il sangue
grigio come l’occhio di un gatto
e tutto freme
dietro le labbra di pietra.


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